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DHARMA, RELIGIONE E SPIRITUALITÀ LA YOGA E LA VITA

 

 

DHARMA, RELIGIONE E SPIRITUALITÀ

(dal punto di vista di un indiano)

 

Amit Ray

 

copyright@Amit Ray 2005 - 2010

 

 

INTRODUZIONE:

 

Non pretendo di essere un allievo o un filosofo. Da diversi anni, la religione e la spiritualità sono argomenti che mi interessano sempre più. Ho sempre pensato che un individuo comprende la propria religione attraverso un processo di crescita, e non per eredità o importazione.

 

Non capisco le religioni che cercano di tenere la gente legata con regole di osservanza esteriori. La religione dovrebbe indicare all’uomo il percorso verso la libertà, libertà di scelta morale, libertà dall’obbedienza cieca alle imposizioni prive di significato, libertà dai vari luoghi di culto, che allontanano il nostro culto dalla risoluta castità di devozione.

 

Essendo indiano, ho una percezione diversa della religione rispetto a quelle istituzionali osservate quotidianamente. La mia percezione di spiritualità è diversa anche nel contesto della religione. Anche se devo ammettere che la materia non mi è chiara al 100%, cercherò di spiegare le mie sensazioni a proposito del Dharma (Religione?) e della spiritualità.

 

Prima di iniziare, è necessario fare luce, dal mio punto di vista, su alcuni termini:

 

INDÙ, INDUISMO, RELIGIONE INDÙ:

 

Questi termini non sono riscontrati in nessuno dei seguenti testi indiani:

 

Veda (3500 a.C.?1500 a.C.-1200 a.C.); Upanishad (800 a.C., la prima sintesi filosofica dei Veda); i Sei Sistemi della filosofia indiana, ovvero Vaisheshika, Nyaya, Samkhya, Yoga, Mimamsa e Vedanta; la filosofia Carvaka » 600 a.C. (Materialismo); Vardhamana » 599 - 527 a.C (Jaina Þ Giainismo) e Siddhartha Gautama » 563 - 483 a.C. (Buddismo),

anche se da qualche tempo i tre termini in questione sono accettati e usati dagli indiani e dagli allievi all’estero.

 

INDÙ:

 

Questa parola deriva dal nome del fiume INDO (per gli indo-ariani, la parola indicava il fiume in particolare ma anche una grande massa d’acqua) e non ha niente a che vedere con la religione. Secondo il mio pensiero, qualunque persona nata in India, indipendentemente dalla religione, può essere chiamata indù.

 

Nella nostra filosofia, leggiamo e ascoltiamo parole come “ideale spirituale” e non “ideale indù”.

 

 

INDUISMO E RELIGIONE INDÙ:

 

Questi termini non sono di origine indiana, ma sono state coniati dagli stranieri.

 

Probabilmente, il motivo è che quando i primi accademici stranieri iniziarono a visitare l’India, pochi di loro avevano una conoscenza del sanscrito tale da imparare la nostra filosofia. Pertanto, molti di loro non sapevano con esattezza se i nostri testi trattassero di religione o filosofia. Riscontrarono che i nostri testi erano troppo filosofici per essere considerati religiosi e troppo religiosi per essere considerata filosofici. Per questo motivo, denominarono i nostri pensieri e le nostre idee “INDUISMO”. Non li biasimo, data la complessità della nostra filosofia.

 

I termini INDÙ, INDUISMO e RELIGIONE INDÙ si sono forse affacciati subito dopo l’inizio delle invasioni che si protrassero per secoli. La sintesi filosofica della letteratura indiana si è interrotta proprio in quegli anni, con l’occasionale comparsa di eminenti saggi indiani.

 

Vale la pena sottolineare che gli ultimi tre decenni del diciannovesimo secolo hanno fatto da testimone alla splendida fioritura di un rinascimento spirituale. L’avvento di Shri Ramakrishna (1836–1882) fu indubbiamente la forza più significativa tra quelle che favorirono un risveglio spirituale e culturale del paese.

 

In genere, l’antica India non ha predicato la propria filosofia al di fuori della nazione, forse per la mancanza di un re autoritario negli ultimi 25 secoli di storia. Fa eccezione l’imperatore Sailendra (settimo secolo dell’era cristiana), che estese il suo impero fino a Burma (ora Myanmar) e alle Isole d’Oro (arcipelago che comprendeva Malesia, Indonesia ecc) e sviluppò la cultura indiana. A Giava e Sumatra i templi della dinastia Sailendra rappresentano ancor oggi una testimonianza della gloriosa  cultura sviluppata e protetta per 700 anni. Inoltre, ci furono insegnanti indiani in Egitto e in Grecia, mentre buona parte dell’Afghanistan fece parte del regno indiano poco più di 10 secoli fa.

 

Probabilmente, l’India non era preparata a un tale riconoscimento della sua filosofia da parte del mondo esterno e accettò con benevolenza i nomi INDÙ, INDUISMO e RELIGIONE INDÙ coniati dai forestieri per indicare la sua sommità di pensiero.

 

Se vogliamo chiamare la nostra filosofia in modo convenzionale per differenziarla dal buddismo e dal giainismo, (che tuttavia fanno parte della filosofia indiana), allora dovremmo chiamarla religione VEDANTICA. Dal punto della filosofia e della religione indiana, è un nome assolutamente valido  – oggi come ieri.

 

Il Vedanta (termine che significa “Fine dei Veda” o “ultimo Veda” o “conoscenza ultima”), ultimo dei sei sistemi della filosofia indiana e conosciuto anche come “Uttara Mimamsa”’, è il risultato della sistematizzazione finale degli insegnamenti, non solo delle Upanishad e delle parti anteriori dei Veda, ma anche di altri testi quali il Bhagavadgita ecc.

 

Accetterò la parola “INDÙ” nel senso di un’atmosfera braminico-giainista e buddista.

 

 

DHARMA (parola sanscrita):

 

Credo vi siano evidenti lacune nella comprensione del Dharma per gli stranieri.

 

Lasciatemi spiegare il significato del Dharma da una prospettiva indiana. Devo specificare che attualmente il Dharma, con tutti i significati annessi, non esiste più in India. In genere, il mondo considera il Dharma una religione fatta di caste, mucche e reincarnazione (rinascita). Questa degenerazione del Dharma nel corso degli anni è forse oggetto di studio della sociologia più che della religione.

                                                                                  

Il significato di DHARMA è diverso da quello di “religione” definito dal dizionario italiano.

                                                                                                                              

Il concetto di Dharma è vastissimo e onnicomprensivo. Letteralmente significa “ciò che tiene insieme” e indica che è il fondamento dell’ordine, sia sociale che morale.

 

Il Mahabharata, uno dei più grandi poemi indiani, dice (400 AC): “Non creare mai agli altri una situazione che, se creata per te, consideri sfavorevole. Questa è, in breve, l’essenza del Dharma; è l’avidità a provocare un atteggiamento non dharmico”. Il piacere è la naturale propensione dell’uomo; il Dharma esiste per contenere la marcia dell’uomo verso il piacere, proprio come la riva guida un corso d’acqua.

 

Il termina Dharma deriva dalla radice sanscrita “dhri” e significa che “sorregge” e “sostiene” l’umanità in tutta la sua interezza. È saturo delle nozioni di verità e rettitudine. Il Dharma riunisce concetti relativi a corpo, mente, intelletto e anima in miriadi di interessi e valori, e contiene un’inevitabile miscela di materie secolari ed empiriche con altre puramente etiche e spirituali.

 

All’epoca vedica, la società era vista come un insieme organico, governato dalle immutabili leggi del Dharma. Il Dharma si concentrava sulle regole e sulle pratiche sociali che garantissero l’ordine.

 

Il termine Dharma implica codici relazionali socioeconomici e rapporti tra stato e individuo. È il codice della vita, il legame che mantiene unita la società.

 

Il concetto principale del Dharma risiede nell’integrazione di uomo, natura e universo.

 

Rappresenta il principio autonomo dell’armonia che mette ordine – la grande razionalizzatrice.

 

L’universalità, il servizio alla società e il compimento dei propri doveri sono la meta finale.

 

Dharma – natura interiore dell’uomo.

Bisognerebbe agire secondo la propria natura interiore. I doveri di una persona (i propri doveri “Sva-Dharma”) sono in genere determinati dalla posizione che occupa nella società.

 

Se si vuole condurre una vita normale e raggiungere il benessere più grande, è necessario sviluppare un senso di serenità; bisogna essere sinceri, privi di irrequietudine, indifferenti all’opulenza o alla povertà e smettere di fare speculazioni (castelli in aria).

 

Secondo le credenze indiane, il bene dell’uomo consiste nel Dharma, sorgente di una forza di vita che dà sostegno e fa avanzare in senso lato. Induce una forte convinzione che l’uomo, attenendosi ai suoi principi, si conformi ai più efficaci percorsi del “fare bene” e del “vivere bene”. L’ordinamento dei rapporti umani, da questo punto di vista, assume un significato di grande importanza in termini di “DOVERI”. Favorisce l’avanzamento ritmico verso il progresso e la prosperità come autoricompensa. Esprime un senso di “dovere” per lo sviluppo delle proprie potenzialità.

 

 

Il DOVERE non è un tiranno, ma un simbolo di dignità da liberare con gioia - DOVERE significa agevolare il progresso e il benessere dell’individuo e della società (o portare entrambi all’armonia reciproca).

 

Lo scopo del Dharma è contribuire a un miglioramento della vita a 360°. La comprensione ottimale dei rapporti umani porta all’armonia riconciliando le rivendicazioni conflittuali, la società e l’individuo, il reale e l’ideale.

 

Il Dharma non è un dogma, ma un’ipotesi efficace di condotta umana, adattata a fasi differenti dello sviluppo spirituale e a differenti condizioni di vita. Il Dharma non si affida a dogmi e dottrine.

 

L’UMANITÀ È IL DHARMA DEGLI ESSERI UMANI.

                                                                                                                              

 

RELIGIONE E SPIRITUALITÀ (come le percepisco):

 

 

RELIGIONE

 

La gente che crede nella religione come esperienza di verità, come incontro con la realtà, non si preoccuperà mai dei nomi assegnati a Dio, alla Realtà Ultima, all’unità o alla verità.

 

Chi ritiene che la propria via sia l’unica via possibile, per me è già condannato all’inferno, se esiste un luogo simile. Tutte le religioni dovrebbero vivere in un clima di collaborazione e amicizia.

 

Il servizio dell’uomo è la verità o l’espressione ultima di ogni religione.

 

La religione non è una scappatoia dalla lotta sociale. La saggezza spirituale e gli affari sociali devono confluire in una relazione intrinseca.

 

La religione non è la mera conformità ai dogmi. Non è una questione di devozione cerimoniale. Non significa semplicemente compiere i rituali prescritti. È il rifacimento del nostro sé, la trasformazione della nostra natura. Il suo traguardo è aiutare a disciplinare il nostro essere nelle sua interezza, ovvero corpo, mente, cuore e volontà.

 

Quello che cerchiamo di fare attraverso la religione è entrare nel mondo dello spirito.

 

La religione è un mezzo per raggiungere un fine ulteriore.

 

Il poeta indiano TAGORE, premio Nobel per la letteratura, scrisse:

 

“È significativo che tutte le grandi religioni abbiano le proprie origini storiche in persone che, nella loro vita, hanno rappresentato una verità non cosmica o immorale, ma umana e retta. Hanno liberato la religione dalla roccaforte magica delle forze demoniache e l’hanno portata nei cuori dell’umanità, a un adempimento non confinato alle fortune dell’individuo, ma al benessere di tutti gli uomini. Non per l’estasi spirituale di anime solitarie, ma per l’emancipazione spirituale di tutte le razze. Sono arrivati in veste di messaggeri dell’Uomo agli uomini di tutte le nazioni, e hanno parlato della salvezza che poteva essere raggiunta solo perfezionando i nostri rapporti con l’Uomo eterno, l’Uomo divino. Qualunque sia la loro dottrina di Dio, o i dogmi presi in prestito dalla loro epoca e dalle tradizioni, la loro vita e i loro insegnamenti hanno avuto una più profonda implicazione di un Essere che rappresenta l’infinito nell’Uomo, nel Padre, nell’Amico, nell’Amante, il cui servizio deve essere compreso tramite il servizio a tutta l’umanità. Perché il Dio nell’Uomo dipende dal servizio degli uomini e dall’amore di costoro per l’adempimento del proprio amore”.

 

Mi piace pensare che il nostro essere vedici/upanishadici, ebrei, buddisti, gianisiti, sikh, cristiani o musulmani sia un fatto puramente casuale. Voglio dire che la fede è casuale, cioè dipende dal luogo di nascita. L’obiettivo è un’unità reciproca attraverso i vari cammini che noi, gli uomini, abbiamo creato a nostro vantaggio per adattarci all’ambiente in cui siamo nati.

 

La religione è come la lingua o l’abbigliamento. Gravitiamo verso pratiche che protendono a un innalzamento. Alla fine, però, proclamiamo tutti la stessa cosa, ovvero che la vita ha un significato, che siamo grati alla potenza che ci ha creato.

 

La religione tratta essenzialmente della vita e dell’esperienza.

 

Lo scopo di una religione è far crescere lo spirito, non stringerlo in catene.

 

Alla fine, tutti noi cerchiamo solo la verità, che è più grande di noi stessi.

Tutti i percorsi (le religioni) portano allo stesso obiettivo, ovvero essere spirituali.

 

I rituali delle varie religioni sono differenti, ma in loro troveremo una comprensione spirituale comune.

 

Il fine della religione è un incontro personale con il divino. È un’introspezione nella radice ultima delle cose. È questo che trasforma un uomo in un uomo religioso.

 

La più alta espressione della religione è amare Dio intensamente e considerare divino l’intero universo.

Addirittura alcuni scienziati si stanno avvicinando a quest’ottica (es. David Bohm).

 

 

 

SPIRITUALITÀ

 

In molti articoli da me letti, gli autori passano sempre dalla parola “religione” alla parola “spiritualità” e viceversa, senza ulteriori spiegazioni o senza illustrare le differenze tra i termini.

 

Gli esseri umani hanno raggiunto la fase intellettuale. Ma c’è una fase più alta da raggiungere, ovvero quella della soddisfazione spirituale. Oltre alla fisica dobbiamo anche imparare ‘ta meta ta phusika’ (ciò che viene dopo la fisica). Proprio questa transizione riceve l’influsso della disciplina della religione.

 

Il culto spirituale è una forma di deismo ispirata dalla fede. La fede è una caratteristica originaria della mente umana, la quale va oltre i sensi ma avverte intuitivamente che un oggetto appartiene a un ordine superiore della realtà.

 

Tutte le forme di religione apparse sulla Terra presuppongono i bisogni primari del cuore umano. L’uomo brama un potere più grande da cui può dipendere, UN ESSERE superiore da venerare.

 

Molti di noi praticano una religione, vanno al tempio, in chiesa ecc. Pensiamo di essere religiosi, ma spesso nei nostri cuori portiamo pensieri irreligiosi. È quindi necessario un processo per affermare la vittoria sugli impedimenti all’introspezione nella Realtà Ultima.

 

Il concetto di spiritualità si basa sulla comunicazione diretta con la Realtà Ultima, un atteggiamento di compassione.

 

Il desiderio di conoscere la Realtà Ultima è la forza che ci muove su un percorso spirituale.

Realtà ultima (la parola sanscrita ADITI è probabilmente la prima inventata per esprimere l’infinito) –

 

L’entità da cui deriva tutto e che sostiene tutto, in cui tutto è ingoiato, è la Realtà Ultima - una visione scientifica della natura dell’esperienza, una rivelazione dei misteri della natura, una penetrazione nel cuore della realtà e la scoperta che il mondo ha radici in uno spirito di beatitudine, di libertà. Ecco cosa costituisce la realtà. Non esistono dogmi; non esistono autorità.

 

Le religioni rappresentano l’unico ausilio per raggiungere la spiritualità. Sono come scale che aiutano ad arrampicarsi sull’altare della spiritualità, da cui si entra in contatto diretto con la Realtà Ultima. Questo altare non ha forma e dimensioni predefinite – è nella nostra mente. La spiritualità è un sentimento o uno stato mentale, la religione è il modo in cui tale stadio viene codificato in legge. Se si cerca di raggiungere l’altezza della spiritualità, la Realtà Ultima fa da compagna.

 

Giacere all’altare della spiritualità apre una porta si apre alla verità e all’esperienza spirituale. Costituisce un’armonia di conoscenza, amore e lavoro, attraverso cui l’anima dell’uomo può avvicinare direttamente l’eterno, la Realtà Ultima. Una disciplina spirituale che comprenda uno spietato esame interiore permetterà al cercatore di raggiungere l’UNITÀ.

 

Non è necessario cambiare l’etichetta della fede per compiere progressi nella vita interiore. La vera conversione non procede in senso formale da una fede all’altra, ma in verticale, da una minore a una maggiore spiritualità.

 

La spiritualità riguarda elementi contemplativi e meditativi più che aspetti rituali e cerimoniali della vita religiosa. Richiede una purezza interiore e non solo una condotta esteriore.

 

La spiritualità è priva di tutte le limitazioni e le carenze in genere associate alle azioni umane. Regala un’anima al mondo.

 

Le caratteristiche della spiritualità sono: vincere la rabbia con l’amore, il male con il bene, l’avidità con la liberalità e il falso con il vero. Ci insegna a sviluppare la comprensione e ad aumentare la compassione.

 

La spiritualità ci aiuta a capire la dignità di ogni individuo  ed è importante per creare legami di amore e servizio, indispensabili oggi come domani.

 

La spiritualità è intensamente personale; la religione è istituzionale.

 

Dobbiamo andare oltre le trappole dei dogmi delle religioni istituzionali. I semplici dogmi non ce lo permetteranno. Dobbiamo sentire o provare la realtà spirituale.

 

La spiritualità porta l’armonia delle fedi, l’unione con la Realtà Ultima, meta suprema della vita.

 

La spiritualità trascende dalle differenze di razza, colore, lingua e setta. La spiritualità promuove la democrazia.

 

Purtroppo, questo concetto di spiritualità è difficilmente riscontrabile nelle religioni attuali, i cui dogmi sfociano nell’integralismo e in comportamenti fanatici. Questi fenomeni sono originati dalla sete  di potere dell’uomo.

 

 

Quando diciamo che Dio è nell’uomo, non significa che la sua presenza implichi la fine dei nostri sforzi. Dio non è nell’uomo in modo così ovvio da farsi possedere sconsideratamente e senza sforzi o lotte. Dio è presente come potenziale o possibilità. È compito dell’uomo stringersi a lui con la forza e l’azione. Il Dio nell’uomo presuppone un compito oltre che un fatto, un problema oltre che una possesso. L’uomo, nella sua ignoranza, si identifica con la corteccia esterna, l’involucro fisico e mentale. Il desiderio dell’assoluto è in conflitto con il suo essere finito o con le sue limitazioni.

 

Anche se l’individuo è illuminato dalla scintilla divina, non è interamente divino. La sua divinità non è una realtà, ma una parte di Dio che aspira ad essere il tutto. Per come è fatto, l’uomo è un incrocio tra polvere e divinità, Dio e animale. È compito della vita morale prescindere dagli elementi non divini, non distruggendoli, ma cospargendoli di spirito divino.

 

La vita morale è incentrata sullo spirito, una vita di amore appassionato e di entusiasmo perpetuo per l’umanità, una vita di ricerca dell’infinito attraverso il finito, e non una semplice avventura egoistica per raggiungere scopi di piccola entità.

 

Arrivare alla spiritualità significa che il summum bonum della vita è avere una perfetta pace della mente e una gioia che non conosce le afflizioni del mondo.

 

La spiritualità porterà la vera conoscenza, che sta alla base di tutte le nostre azioni nella società.

 

L’opera di vera conoscenza è l’umiltà piuttosto che l’arroganza, il candore al posto dell’ipocrisia, la pace e la purezza invece dell’irrequietudine e della passione, e un sincero autocontrollo al posto di un attaccamento egoistico alle cose dei sensi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA YOGA E LA VITA

Dalla turbolenza alla calma

Dall’ansietà alla pace e la felicità

Dall’agonia all’estasi

 

Questo è ciò che desideriamo, ciò che noi sogniamo.

 

Questa transizione dal male al bene è il desiderio inerente di ognuno nell’attuale mondo civilizzato – un difficile, complesso, eccitante e movimentato mondo in cui viviamo.

 

Ansia, tensione stress costante, mettendo alla prova la nostra energia fisica, emotiva e mentale, sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana, dovunque – l’uno o l’altro, a casa o nel “vagare” fuori .

Abbiamo ego, cupidigia, sicurezza di noi stessi, e gelosia nella nostra mente; fuori abbiamo conflitti, problemi, lo stress da lavoro e interazioni con il mondo sociale. Così la nostra mente è costantemente affaticata e indebolita. A volte, ci sentiamo abbattuti, indifesi e ignorati. Desideriamo liberarci da ogni stress e tensione, cercando un po’ di pace e di felicità.

 

Ma come realizzare questo? Dov’è la chiave per la via della soddisfazione e della calma? 

 

Ci sono dei modi. Ci sono mezzi per controllare la mente, attraverso l’esercizio disciplinato del corpo, per la mente e per il corpo che sono canonicamente uniti l’uno all’altro. Ma questo non sarà ottenuto da nessuno, ma da te, te stesso, poiché la tua reale sofferenza e crisi possono essere provate/sentite veramente solo da te stesso. Nessuno Yoga,Ci sono dei modi. Ci sono mezzi per controllare la mente, attraverso l’esercizio disciplinato del corpo, per la mente e per il corpo che sono canonicamente uniti l’uno all’altro. Ma questo non sarà ottenuto da nessuno, ma da te, te stesso, poiché la tua reale sofferenza e crisi possono essere provate/sentite veramente solo da te stesso. Nessuno Yoga, o  Baba, Guru possono imporsi sul tuo corpo e la tua mente efficacemente, permanentemente. 

 

ATMANAM VIDDHI – CONOSCI TE STESSO. Mille anni fa, era il principale predicare dei vecchi e saggi Filosofi Indiani. Questa realizzazione di se stessi di base etica potrebbe farti prendere la desiderata via della soddisfazione della mente e del corpo.

 

La filosofia Indiana è essenzialmente spirituale, al di là di ogni particolare limite religioso. Di conseguenza i saggi e anziani pensatori Indiani meditavano sui problemi dell’esistenza e andavano alla ricerca della mente – i suoi esseri buoni e l’emancipazione. ogni particolare limite religioso. Di conseguenza i saggi e anziani pensatori Indiani meditavano sui problemi dell’esistenza e andavano alla ricerca della mente – i suoi esseri buoni e l’emancipazione.

 

Forse l’India è popolarmente conosciuta come una terra di magia nera, miracoli e tantric yoga. Ma questo è molto inopportuno; purtroppo questa è una descrizione falsificata del ricco patrimonio filosofico dell’India. 

Questo patrimonio ora fa riferimento alla vecchia età delle riflessioni Vedic Indian, in cui era riconosciuta la stretta coniugazione della mente e del corpo. Erano capaci di identificare che il corpo, la mente, l’intelletto e lo spirito sono in coesione globale nella vita umana.

 

Ci sono conflitti della mente, momentanee aberrazioni, preoccupazioni e depressioni, ma tutte queste negatività pratiche possono essere  guarite e corrette;  una mente disciplinata, coordinata e positiva può essere ottenuta dal vostro persistente tentativo, attraverso esercizi del corpo e della mente, di metodo scientifico.

 

 

Con questa visione nella mente presentiamo il nostro progetto pragmatico – Yogason la disciplina etica. Qui la parola Yoga fa veramente riferimento alla perfetta unione del corpo e della mente. Gli Asana sono specifici movimenti del corpo in varie posizioni che hanno un effetto fisico diretto; questa è una scienza, di derivazione empirica durante gli anni – scienza del portare/avere pazienza, self-control (controllo di se stessi) e pace nella vita. Così le esecuzioni di yoga sono precisamente definite esercizi fisici che aiutano lo sviluppo di una buona forma fisica e della concentrazione mentale contemporaneamente; e con gli esercizi fisici, cioè con la meditazione  la tua mente diventerà più calma, più chiara, concentrata e svelta.

 

Il corpo ospita la mente, così la cura del corpo in un modo disciplinato e determinato si prenderà cura della mente – liberando il dono di purezza, salute e pace dei sensi.

 

Io stesso ho praticato questi esercizi o Asana per molto tempo. Posso dire onestamente che ha cambiato la mia vita in modo profondo e positivo e continua a farlo. Mi aiuta a gestire quasi tutte le situazioni con facilità, chiarezza ed efficacia. Sono fiducioso nel fatto che se pratichi yoga, ti porterà felicità, controllo di te stesso, immagine positiva di te stesso e migliore interazione con gli altri.  

 

                                                                                                            

Yogason ha un grande messaggio

 

 Un messaggio di bellezza e salute del corpo

 Un messaggio per l’innalzamento della mente

 

Comunque, Yogason non prescrive una soluzione rapida. E’ una disciplina elevata e sistematica.

 

 

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